DISTURBI ALIMENTARI

Anoressia

Un importante strumento che in qualche modo porta l'uomo a rifiutarsi di condividere il momento del pasto col resto delle persone è l'anoressia. In realtà si tratta di una malattia che spesso nasce dal desiderio di non volersi rapportare con un altro componente della famiglia, dall'esigenza di porre "un paletto", un elemento di separazione.

Come conferma Augusto Ponzio in un suo saggio: "L'affermazione di tale separazione avviene rifiutando ciò in cui maggiormente si dipende dall'altro: il cibo". L'anoressia è una patologia tipica soprattutto dell'adolescenza, quando il rapporto con le figure genitoriali tende a variare e il più delle volte a diventare più conflittuale. Si cerca di resistere al cibo per opporsi all'altro; si vuole dimostrare un autocontrollo della necessità di cibo come affermazione della propria indipendenza, della propria autonomia. In realtà, la sofferenza per l'assenza dell'altro è elevata e genera come conseguenza il voler ostentare di poterne fare a meno, di potersi astenere dal suo cibo, di sentirsi in dovere di boicottare la sua tavola. C'è perciò un rifiuto della commensalità con l'altro, di cui è espressione anche il rapporto bulimico con il cibo, per il suo carattere di disordine, di eccesso, di devianza dalle buone maniere del conviviare, dell'onorare gli altri rispettando le regole del rapporto col pasto. All'ostruzionismo dell'altro la risposta è quella di osteggiare, di offendere la sua tavola, tradendo le sue regole; fargliela pagare scaricandogli la causa del proprio disagio, decidere di trasformarsi in uno scheletro vivente pur di punirlo. L'anoressia quindi deriva da una scelta del soggetto, che non vede questa come una malattia, ma come un rimedio se non come una cura per quell'amore che qualcuno gli sta negando o che non si apprezza. Secondo Massimo Recalcati è più corretto parlare di anoressia - bulimia come un'unica patologia perchè : " Anoressia e bulima non sono semplici alternative in antagonismo tra loro, ma due facce della stessa medaglia, dove l'anoressia indica la realizzazione dell'Ideale del soggetto, mentre la bulimia il suo naufragio". Il concetto di anoressia si sviluppa nella seconda metà dell'Ottocento, quando Ernest Charles Lasegue e William Gull in due opere distinte ne parlano in collegamento con l'isteria. L'anoressia consiste nel fare del vuoto percepito nel rapporto col prossimo una propria regola di vita, rappresenta una sorta di rimedio al male del vuoto che si avverte. Parlandone in termini semiotici, Ponzio ritiene che la magrezza diviene "segno" della propria capacità di gestire il vuoto dell'altro, mentre l'anoressia - bulimia va vista come un "discorso" che consiste nel convincersi del proprio autocontrollo nel rapporto con l'altro. La bulimia rappresenta un cedimento, un venire meno all'impegno preso; di conseguenza, i segni di questa pecca vanno subito eliminati, questa trasgressione va subito rimossa per riaffermare la propria illusione anoressica. Lo stomaco non è più un sintomo di fame ma si trasforma nel simbolo della necessità di fare a meno della persona indesiderata, di tenerla a debita distanza. Gli anoressici organizzano la propria giornata imponendosi una serie di regole utili a fare il vuoto dell'altro. Quindi non è vero che l'anoressico rifiuta il pensiero del cibo; al contrario, riempie la sua giornata, anche se si basa sul rifiuto di questo. Infatti più cerca di farne a meno e più la presenza dell'altro ( simboleggiato dal cibo) si afferma fino a costringerlo al cedimento bulimico. La reazione a questa dipendenza dall'altra persona è rappresentata proprio dal volere dimostrare di poterne fare a meno, astenendosi dalla sua tavola: il rifiuto a condividere il pasto. La stessa bulimia, secondo Porzio, è un'espressione di questo rifiuto, perchè diventa un sistema con cui si va contro le buone maniere del conviviare; quindi si vuol mancare di rispetto all'altro mancando di rispetto al rapporto con il pasto. Rappresenta, in definitiva, un tradimento alle regole del pasto come strumento di aggregazione sociale.

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